buonepratiche

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Spesso non ci pensiamo, ma dietro un gesto semplice quale l’acquisto di un prodotto c’è un vero e proprio gesto politico. Etichette accattivanti, reclame coinvolgenti e promozioni “imperdibili” spesso mascherano sfruttamento e negazione dei diritti della persona, devastazione ambientale, sostegno a regimi politici impresentabili.
Per questo ti proponiamo alcuni semplici gesti quotidiani.

COMPRA PRUDENTE
In certi casi conviene evitare alcuni tipi di prodotti o materiali sintetici fabbricati da grandi complessi industriali. Diversi casi hanno dimostrato che spesso la legislazione è stata modellata sui desideri delle lobby economiche nascondendo i danni alla salute e all’ambiente.


COMPRA SINCERO
Evita i prodotti troppo reclamizzati. La pubblicità la paghi tu: quasi mezzo milione all’anno per famiglia. La pubblicità potrebbe dare un contributo a consumi più responsabili, invece spinge spesso nella direzione opposta.


COMPRA DI MENO
Non esistono prodotti ecologici, ma solo meno dannosi di altri. Ogni prodotto (anche un bicchiere d’acqua) comporta un invisibile zaino ecologico fatto di consumo di natura, di energia e di tempo di lavoro.


COMPRA LEGGERO
Spesso conviene scegliere i prodotti a minore intensità di materiali e con meno imballaggi, tenendo conto del loro peso diretto, ma anche di quello indiretto, cioé dello zaino ecologico.


COMPRA DUREVOLE

Buona parte dei cosiddetti beni durevoli si cambia troppo spesso. Cambiando auto ogni 15 anni, invece che ogni 7, ad esempio, si dimezza il suo zaino ecologico (25 tonnellate di natura consumate per ogni tonnellata di auto). Lo stesso vale per mobili e vestiti.


COMPRA SEMPLICE
Evita l’eccesso di complicazione, le pile e l’elettricità quando non siano indispensabili. In genere oggetti più sofisticati sono più fragili, meno riparabili, meno duraturi. Sobrietà e semplicità sono qualità di bellezza.


COMPRA VICINO
Spesso l’ingrediente più nocivo di un prodotto sono i chilometri che contiene. Comprare prodotti della propria regione riduce i danni ambientali dovuti ai trasporti e rafforza l’economia locale.


COMPRA SANO
Compra alimenti freschi, di stagione, nostrani, prodotti con metodi biologici, senza conservanti né coloranti. In Italia non è sempre facile trovarli e spesso costano di più. Ricorda però che è difficile dare un prezzo alla salute delle persone e dell’ambiente.


COMPRA PIÙ GIUSTO

Molte merci di altri continenti vengono prodotte in condizioni sociali, sindacali, sanitarie e ambientali inaccettabili. In Europa sta però crescendo la quota di mercato del commercio equo e solidale. Preferire questi prodotti vuol dire per noi pagare poco di più, ma per i piccoli produttori dei paesi poveri significa spesso raddoppiare il reddito.

COMPRA USATO!!!


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UN ALTRO MONDO E’ IN COSTRUZIONE…ANCHE NEL CARRELLO DELLA SPESA!

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Torna Riusanze in versione… “anteprima”.
Aspettando il ritorno della Fiera dell’usato domestico e solidale che si terrà a settembre (sempre a Forte Carpenedo) l’Anteprima sarà una giornata di mercato dell’usato, aperto a chiunque voglia proporre ad offerta libera libri, vestiti, accessori, elettrodomestici, dischi, oggettistica  e tutto quello che, rigorosamente usato, può tornare a seconda vita.

Consumo critico e sostenibile, sobrietà, riduzione dei rifiuti, solidarietà, integrazione del reddito?
Anteprima Riusanze!

Nel corso della giornata (in coincidenza con la Festa dello Sport) sarà aperto il punto ristoro di Forte Carpenedo.

Per informazioni ed iscrizioni: riusanze@gmail.com, 3487689851 (Marina – ore pomeridiane)

Il gruppo Mani Tese di Mestre

 

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Oggi il blog di SpazioRiuso.it è andato a cercare alcuni degli artigiani del riutilizzo che lavorano a Venezia e dintorni, sono Enzo e Camilla, rispettivamente di Redolab e Camoz. Ognuno ha la propria esperienza – Redolab crea principalmente mobili e complementi d’arredo con materiali di recupero, Camoz produce accessori con i tessuti che vengono dalle velerie. Dal loro incontro poi, nascono idee e prodotti sorprendenti….

Da dove nascono le vostre esperienze? Nello specifico: per voi da dove è nata l’idea di sfruttare –economicamente- la pratica del riuso e ciò viene prima o dopo il “ riuso come esigenza personale-creativa”?

E. Redolab è un progetto nato nel maggio 2013 da me, Enzo Agresti, che mi occupo del lavoro manuale, e da Enrico Borsani Colussi, che invece gestisce l’immagine e la comunicazione.
Il progetto ha preso forma durante l’organizzazione del festival sul riuso creativo “tuttodarifare” che si è tenuto nel maggio 2013 presso la ex centrale del latte Plip a Mestre.
Durante quel periodo abbiamo avuto a che fare con molti creativi/artigiani, che poi sarebbero diventati gli espositori del festival, e la loro passione ci ha coinvolti: unire creatività ad una nuova interpretazione degli oggetti e del materiale destinati allo smaltimento è un gran bel modo per contribuire al rispetto e salvaguardia dell’ambiente.
A seguito di questa esperienza è nato Redolab un laboratorio artigianale e creativo che realizza mobili, complementi d’arredo e oggetti di artigianato attraverso il riciclo di materiali recuperati.

C. La mia esperienza di Camoz nasce un po’ per scherzo, ma direttamente sul campo, da quando lavoravo come artigiana in veleria avevo provato a realizzare x gusto personale alcune borse e oggetti fatti con gli scarti delle vele, sicuramente è stata determinante la mia esperienza in Francia, dove nel periodo in cui ho lavorato in veleria una mareggiata danneggiò la struttura dove lavoravo e con essa tutti i tessuti e le vele presenti, da li ho iniziato a recuperare costantemente i tessuti e a pensare che quello che era ritenuto uno scarto, se opportunamente trattato, poteva diventare una risorsa. Poi chiaramente la componente della passione per quello che fai è determinante.

Da idea a realtà economica/sociale/commerciale… Mi chiedevo se vi sono serviti dei fondi per iniziare, da dove vengono, se sono stati vostri risparmi o avete trovato qualcuno che investisse nelle vostre idee…

E. Per mantenere la massima indipendenza e poter esprimere al meglio le nostre idee abbiamo investito il nostro tempo e il nostro denaro e ringraziamo tutti quelli che hanno creduto nelle potenzialità del progetto e hanno comprato le nostre realizzazioni.

C. Io personalmente sono ancora in evoluzione, la mia realtà fa fatica a sfociare in qualcosa di istituzionalizzato, però devo dire che non ho mai cercato un supporto esterno mi sono sempre affidata alle mie risorse e forse è proprio per questo che faccio fatica a decollare, ho diversi negozi che tengono i miei prodotti e molte collaborazioni ma sopravvivere non è facile!

Secondo voi, l’investimento in un’attività che “fa up-cycling” è maggiore, minore o uguale ad una qualunque attività economica e creativa che “fa design”?

E. È sicuramente una attività economica/creativa che fa i conti con aspetti nuovi .
Tenere un equilibrio tra produzione e basso impatto ambientale, scelta limitata e disponibilità dei materiali, competenze artigianali sempre diverse , completa e arricchisce il “fare” design.

C. Secondo me l’upcycling è ancora una nicchia, un affare per pochi, nel senso che piace molto ma non è ancora passata l’idea che l’oggetto di design e l’oggetto artigianale sono assimilabili, quindi in un certo senso il design ha un pubblico più esteso, piace di più. Poi fare upcycling prevede una preparazione del materiale, che da scarto diventa di nuovo utilizzabile, non trascurabile. Nel mio caso le vele vanno selezionate, lavate ripulite e smontate delle loro componenti inservibili(anelli, fettucce, cordini). Quindi c’è paradossalmente più lavoro che nell’avere a disposizione un tessuto nuovo, però dall’altra il materiale viene recuperato praticamente a costo zero.

Poi a un certo punto Camoz e Redolab si sono “incontrati”. Da dove nasce questa collaborazione?

E. Abbiamo avuto la possibilità di partecipare con un piccolo gruppo di espositori a tema riuso alla fiera della decrescita “altrofuturo” 2014 e in quell’occasione abbiamo esposto insieme a Camoz , quindi il caso ha voluto farci incontrare!!!

C. Come le cose migliori, l’incontro è stato puramente casuale, parlando con Enzo gli ho spiegato l’idea che avevo -da tempo – di realizzare uno sgabello con la seduta in vela riciclata, ma non mi interessava commissionarlo ad un falegname, ci voleva un filo conduttore che rendesse il pezzo coerente, quindi niente di meglio che una struttura in legno riciclato su cui montare la seduta in vela anch’essa riciclata, insomma un prodotto di upcycling in piena regola.

La sedia da meditazione: progetto azione. Come ha funzionato per voi il processo creativo/collaborativo?

E. La richiesta, come ti diceva Camilla, è partita direttamente da Camoz in quanto stava organizzando la sua partecipazione al mercato che si tiene a Trieste durante la manifestazione velica “Barcolana”. […] Per il processo creativo ci siamo affidati ciascuno alla propria fantasia ed esperienza e il risultato è stato la “sedia da meditazione” .

C. Come ho detto parlandone nasce tutto, la competenza di Enzo riguardava la realizzazione di una struttura maneggevole, in cui si potesse facilmente smontare la parte della seduta, quindi in un certo senso i grattacapi maggiori sono stati i suoi, io poi ho preso le misure a struttura finita e ho realizzato la seduta in tessile, che quindi è smontabile e lavabile.

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