competenze

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Megahub, spazio di coworking manifatturiero, ha organizzato un evento dedicato ad approfondire le opportunità lavorative che possono nascere dal riuso.

Nel primo pomeriggio le persone verranno accolte con dei workshop di riciclo.

Alle 16.00 Alessandro Giuliani, fondatore di Mercatopoli e Baby Bazar, racconterà i percorsi di formazione che la sua azienda, attraverso i fondi del progetto Garanzia Giovani della Regione Veneto, ha organizzato per i ragazzi tra i 18 e i 29 anni che vogliono diventare Operatori ai servizi di vendita nel settore Riuso.

In seguito a questo intervento, la parola passerà a Fabio Cardullo, un musicista che con il materiale di scarto si è creato un’identità artistica e musicale: a partire dalla Lampion Guitar, una chitarra nata da un vecchio lampione.

Alle 18.00  proiezione di RePLAY, un film documentario presentato in anteprima durante l’edizione 2015 del festival Cinemambiente di Torino. Un viaggio per l’Italia che racconta le esperienze degli artigiani che usano come materia prima oggetti o materiali che vengono normalmente considerati scarti o rifiuti .

L’ingresso è gratuito.

Sede dell’evento sarà l’Officina Megahub, in via Paraiso 60 a Schio VI

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C’è chi vede i mercatini dell’usato come luoghi senza tempo, uno spazio sospeso ricco di sorprese e oggetti affascinanti. Nella consuetudine quotidiana è ancora forte l’idea di entrare in un mercatino e trovare l’oggetto inconsueto, l’affare e una sorta di riscoperta del tempo passato o del raro. E in effetti questi luoghi magici contengono non solo oggetti, ma anche le loro storie.

Oltre alla visione del pittoresco e dell’inedito oggi scopriamo di più. Il second hand anche in Italia non è solo shopping alternativo, ma sta diventando consuetudine.

L’evoluzione del settore dell’usato sta radicandosi in maniera stabile nel tessuto sociale del paese. La domanda di poter riutilizzare oggetti ancora in buono stato, funzionanti, praticamente nuovi, recuperando parte della spesa d’acquisto iniziale e riducendo gli sprechi, è alla base di una nuova etica del consumatore.

Un oggetto di seconda mano acquista così più valore rispetto ad uno nuovo. Nel momento in cui viene reimmesso in commercio diminuisce la richiesta di produzione di un prodotto nuovo, riducendo l’inquinamento derivato dalla produzione, e favorisce la crescita di un settore economico sostenibile.

Il riuso si fa alternativo al consumismo attraverso la consapevolezza che oggi la produzione di merci ha superato la domanda,  che l’accumulo di beni  inutilizzati è uno spreco e che lo smaltimento è un costo per la collettività. In questo contesto i negozi second hand diventano di tendenza, si specializzano e investono in innovazione. I nuovi imprenditori del riuso sono aggiornati, appassionati e investono sulla valorizzazione delle merci attraverso nuove competenze, tecnologie e il web.

A questo punto, a sostegno della nostra tesi,  non possiamo fare a meno di presentarvi Marco Pirisi, operatore dell’usato cagliaritano, professionista del riuso che ha dato vita ad una delle più significative attività second hand specializzate in articoli sportivi: Sportalo-l’usato per gli sportivi.

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Nel suo negozio si possono trovare solo articoli sportivi di seconda mano, selezionati con cura e professionalità e in grado di soddisfare qualsiasi passione sportiva. Sono articoli recenti che i privati portano per essere rivenduti attraverso il sistema del conto-vendita. Il merito di Marco è quello di aver fatto un investimento di successo non solo imprenditoriale, ma anche culturale. Ci racconta che:

 

La soddisfazione più grande la leggi nella faccia della gente e nei mille complimenti, è il sentirsi dire ‘te lo meriti’ da persone che conosci appena, è l’’espressione del ragazzo che telefona all’ amico per spiegarli che ha scoperto un posto fighissimo o il bambino che porta la sua bicicletta con il padre per venderla e ricomprarsi quella più grande, ma soprattutto è vedere la trasformazione di un sogno in un’idea per poi vederlo diventare un progetto ed infine una realtà.”

Noi di SpazioRiuso.it osservando ed entusiasmandoci per queste realtà virtuose non possiamo che augurarci che il settore economico del riuso, attraverso competenze e innovazione, riesca a sviluppare non solo un cambiamento culturale ma di pari passo uno sviluppo economico più sostenibile ed equo, attento all’ambiente e alternativo all’economia tradizionale.

Meno consumismo e più consumo … forse è la ricetta per uscire dalla crisi insieme.

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“Il mercato dell’usato è la migliore strategia per uscire dall’assuefazione consumistica che ci ha portato a riempire le discariche di rifiuti, modello che oggi non è più sostenibile. ” A. Giuliani

Secondo un’indagine Doxa il mercato dell’usato vale 18 mld di Euro l’anno, l’1% del PIL. I dati diffusi dalla CCIAA di Milanoconfermano che in Italia prosegue il trend positivo (+3,1% di imprese attive in un anno) e cresce il numero di famiglie che comprano usato (dal 16 al 27%). Da quasi 5 anni, Rete ONU (Rete Nazionale Operatori Usato), è impegnata a far conoscere il mondo dell’usato e sensibilizzare le istituzioni sulle potenzialità del riuso consapevole, con l’obiettivo di fare riconoscere istituzionalmente la una figura professionale dell’operatore del riuso che attualmente non è normata.

La consapevolezza crescente che, anche in Italia, il settore dell’usato porterà un importante sviluppo in termini economici, sociali e ambientali, ha reso possibile avviare progetti di formazione e di orientamento al lavoro. La Regione Veneto, attraverso Garanzia Giovani, fondo di investimento a favore di progetti di orientamento, istruzione e formazione e inserimento al lavoro per giovani che non sono impegnati in un’attività lavorativa (Neet), ha approvato e finanziato il corso per diventare Operatori del Riuso; il primo corso per Operatore professionale ai servizi di vendita dell’usato in Italia e in tutta Europa.

Inizia l’11 novenbre 2015 a Mestre-VE, e proseguirà a Verona, il percorso di formazione e avviamento al lavoro promosso da Formaset, Leotron, Rete ONU e Università di Verona, che prevede 800 ore di formazione di cui 160 dedicate ai corsi in aula con un team di esperti per approfondire gli aspetti di gestione di un negozio, di conoscenza dei software, fondamenti di sociologia, analisi del mercato, marketing e nuovi strumenti di comunicazione e 640 ore di tirocinio aziendale presso i mercatini, in particolare nei negozi dell’usato Baby Bazar e Mercatopoli.

La linea evolutiva che sta seguendo il settore dell’usato nel mettere in campo un sistema di competenze innovative e dinamiche sta sempre più diventando una leva importante nel sistema socio-economico del paese. Il mercato del riuso, fondando la propria crescita su un approccio ai consumi più smart, è destinato a generare importanti risultati e nuovi posti di lavoro. La dimensione tecnologica, economica e valoriale dell’usato è il motore per determinare  un passaggio verso uno sviluppo economico, culturale e sociale più sostenibile.

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OfficineZero è un progetto per il riuso delle Officine ex-RSI, uno spazio di produzione per i vagoni notte dei treni in un’area strategica di Roma, poco lontano dalla stazione di Tiburtina.

La fabbrica è stata chiusa nel 2008 ed acquistata da privati per un progetto di housing speculativo.

Per i lavoratori la prospettiva era la cassa integrazione così, in risposta allo stop della produzione e alla prospettiva di licenziamento, nel 2012 hanno occupato la fabbrica proponendo il riuso di quello spazio in funzione produttiva e autogestita.

Poco dopo si sono uniti a loro alcuni studenti romani e il progetto OZ ha, man mano, preso forma.

L’obiettivo è preservare il carattere produttivo dell’area e sfruttare edifici, conoscenze, mano d’opera e attrezzature per (r)innovare la fabbrica.

Nel 2013 è quindi, formalmente, partito il progetto OfficineZero:
ha come obiettivi la riconversione e rigenerazione dello spazio fisico delle officine, un complesso di capannoni destinati alla produzione ed edifici che avevano funzioni direttive, e un percorso di auto-organizzazione animato da figure produttive diverse che si combinano per inventare alternative alla crisi economica, sociale e produttiva che ci tocca in sorte.
Officine Zero nasce dalla convinzione che le competenze dei manutentori dei treni-notte possano essere RIUSATE per insegnare ad altri come recuperare oggetti dismessi (anche solo riparandoli) e formare una cooperativa che operi nel mondo del riciclo e del riuso.
Ormai in tutta Europa e pratiche di riduzione dei rifiuti producono nuove forme di economia, dove compatibilità sociale e ambientale sono inscindibili.

Il concetto di RIUSO diventa, quindi, centrale in tutto il processo e attraversa, trasversalmente, gli spazi, le competenze, le attività di produzione.
OZ fa dell’ economia del riuso il proprio punto focale.

Per la riconversione della attività all’interno delle Officine Ex-RSI si prevedono due fasi:
La Fase 1 è ancora una fase legata all’informalità- poiché ancora in assenza di autorizzazioni per il trattamento dei rifiuti- in cui dalla mappatura delle competenze già presenti, a partire tra gli operai ex-RSI, si possono avviare dei corsi di formazione pratica sul campo in settori come tappezzeria, falegnameria, elettrotecnica, lavorazione dei metalli etc. da sperimentare su beni in medio stato donati dalla rete degli svuotacantine coinvolti e dal territorio (in seguito all’avvio di una campagna di comunicazione).
Si affiancherà alla formazione pratica quella teorica in campo ambientale coinvolgendo associazioni ambientaliste e si potranno inoltre attivare percorsi di promozione di servizi di riparazione, manutenzione e allungamento della vita dei prodotti a domicilio contribuendo così a consolidare il rapporto col territorio.
La Fase 2 prevede un percorso di formalizzazione in cui far nascere come soggetto legale, in una qualche forma giuridica ancora da definire, il Centro di preparazione al riutilizzo e alla riparazione.

L’esperienza di Oz è iniziata alla fine del 2013 e, pur partendo come occupazione illegale, ha iniziato a costruire un dialogo con l’amministrazione pubblica.
La Regione Lazio ha dichiarato il progetto economicamente sostenibile e il piano di fattibilità convincente, impegnandosi quindi a sostenere interventi volti allo sviluppo dell’area; il Comune di Roma si è messo a disposizione per un tavolo di confronto interistituzionale.

Officine Zero conferma, quindi, il riuso come pratica intelligente, per lo spazio, per le persone e per il futuro della produzione.

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Ringraziamo Paolo Cacciari per averci inviato il suo approfondimento sul progetto temporiuso.net, un’associazione culturale per la promozione di progetti di riuso temporaneo di spazi in abbandono.

L’articolo pubblicato sul settimanale Left il 1 Maggio 2015 è di Paolo Cacciari.

Riuso temporaneo di immobili abbandonati

Disoccupazione e inutilizzazione del patrimonio immobiliare sono uno spreco, oltre che un insulto ai diritti fondamentali delle persone. Questo si sono detti qualche anno fa Isa, Andrea, Giulia, Samantha, Sofia, Tim, Valeria, giovani architetti di Milano che, sulla scorta di esempi internazionali e di una loro esperienza concreta nelle associazioni Citymind a Bruxelles e Ada Stecca, che gestisce il centro socio-culturale Stecca 3 nel quartiere Isola, hanno dato vita ad un progetto (www.temporiuso.org) per la promozione del riuso temporaneo di spazi dismessi in abbandono con tanto di pubblicazione di un manuale di istruzioni da mettere in pratica in 7 mosse (Temporiuso. Manuale per il riuso temporaneo di spazi in abbandono, in Italia. Altreconomia, 2014). Primo, mappare gli spazi abbandonati e sottoutilizzati. Solo a Milano si contano oggi 3.470.000 mq di cui oltre 1 milione di mq di scali ferroviari abbandonati, circa 50 cascine e capannoni agricoli in disuso, oltre 70 edifici vuoti in città, e le agenzie immobiliari lamentano che circa 885.000 mq di uffici risultano sfitti. Secondo, ascoltare le richieste e raccogliere le esigenze della popolazione del posto. Terzo, valutare, attraverso una progettazione partecipata, opportunità e risorse attivabili per il riutilizzo e la gestione. Quarto, proporre ai legittimi proprietari, pubblici e privati, uno scambio: una concessione temporanea in uso gratuita (solitamente da uno a tre anni rinnovabili) in cambio di una “presa in cura” dell’immobile. Quinto, indire un bando pubblico per l’assegnazione degli spazi premiando quelli più creativi di valore d’uso per le popolazioni della zona. Progetti legati al mondo della cultura e dell’associazionismo, ma anche vere start-up del coworking, dell’artigianato e piccola impresa, dell’accoglienza temporanea per studenti e turismo low cost, con contratti ad uso temporaneo a canone calmierato. Sesto, presentazione e start-up delle nuove attività. Settimo, loro inserimento in una rete cittadina in modo che le attività generate possano essere conosciute, confrontate, replicate. Tutti ci guadagnano: i proprietari che sottraggono i loro immobili al vandalismo e al deperimento in attesa di tempi migliori per i grandi investimenti, le comunità locali che bonificano luoghi degradati, le nuove imprese di giovani (e non) che trovano spazi autogestiti dove poter sviluppare i propri sogni collettivi. Per crederci basta andare a vedere il giardino temporaneo Lunetta (in attesa del parco promesso) inaugurato qualche giorno fa con opere autocostruite, giardini, orti didattici, mercatini del biologico, giochi per bambini e panchine.

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Paolo Cacciari è giornalista, autore di vari scritti sulla decrescita. Da ultimo: “Vie di Fuga”, Marotta & Cafiero, 2014, Napoli.

 

 

 

 

 

 

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SpazioRiuso.it arricchisce il dizionario del riuso grazie al contributo di Mirco Rossi.

“L’umanità sta superando numerosi “limiti” e mettendo in discussione le condizioni stesse della sua esistenza, legate all’equilibrio dinamico che ha governato il pianeta. Gran parte delle abitudini e dei comportamenti che si sono consolidati nell’ultimo mezzo secolo di “vacche grasse” devono essere abbandonati o cambiati, a partire dalla insulsa distruzione di materia e di energia che costituisce l’insieme dei nostri rifiuti. La più semplice e facile risposta è la pratica del riuso e del riutilizzo.”

Così iniziamo a riflettere a partire dalle esperienze personali e da una conoscenza del fare.

Riuso: antico vizio di famiglia che … si consolida.

In questa foto ci sono tante storie e tanti ricordi, uniti a funzionalità attuali e future.

Cerco di farne un sunto senza annoiare il lettore.

La sezione di rotaia.

Risale ai primi anni ’30, quando il nonno materno lavorava ancora nell’officina delle ferrovie. E’ un perfetto mini-incudine che offre piani, angoli netti, punti curvi o vuoti, per raddrizzare, appiattire, sagomare, curvare o piegare opportunamente piccoli oggetti di metallo. L’ho ereditato e lo tramanderò a uno dei miei figli che crescendo hanno imparato a sfruttarlo. Non so quantificare le innumerevoli volte che mi è stato utile. Da bambino l’uso più frequente che ne facevo era raddrizzare chiodi usati che, dal legname dov’erano conficcati, estraevo con ….

La tenaglia

Non ne sono certo ma dovrebbe risalire alla fine dell’800. Costruita artigianalmente con ferro acciaioso si caratterizza per l’apertura a rondine del finale di uno dei due manici, leggermente piegato, accorgimento utilissimo per sollevare di pochi millimetri la testa del chiodo conficcato nel legno per poi tirarlo fuori con le ganasce. Era del nonno paterno che ritengo l’abbia usata a lungo innalzando e smontando le impalcature necessarie a sostenere le sponde dei canali che scavava per “professione”. E’ sempre stata usata molto da mio padre e da me quand’ero bambino. Ultimamente la uso di rado perché ormai i chiodi si usano poco sia in falegnameria che in carpenteria. Ma talvolta è ancora utile.

Il metro

Si tratta di un metro d’acciaio a stecche di 10 cm ciascuna, un tempo insostituibile nelle officine e in particolare nel lavoro dei fabbri. Può essere piegato “di piatto” per seguire bene le curve, entrare in contatto senza problemi con metalli molto caldi, incandescenti, o con parti molto sporche e unte di olio. Lo adoperava mio padre nell’officina dello stabilimento dove lavorava dal 1942. Lo uso ancora quando le condizioni lo richiedono ma non così di frequente perché è lungo solo un metro.

Il trapano da traforo

Me lo regalarono che avevo 8 anni quando con gli amici avevo acquistato il pacco di disegni da incollare (con la colla che facevamo mescolando acqua e farina di frumento) sul compensato di faggio per costruire “a traforo” durante l’estate in parrocchia la Torre Eiffel. Era una grande sfida realizzare una struttura complessa, alta circa 120 cm, ma ci riuscimmo e ne andammo a lungo orgogliosi. Quel trapano è nato per fare fori da 1 o 2 mm di diametro su spessori di legno tenero spessi non più di 6-7 mm e infilarci dentro il seghetto che poi viene fissato allo speciale archetto. Diventato grande non ho più usato il traforo ma ho scoperto che quell’attrezzo è particolarmente efficace nel preparare, senza bisogno di attrezzature elettriche, il primo foro di “invito” nel muro quando si appende un quadro. Il chiodo così non rischia più di far saltare la malta dell’intonaco.

Il trapano a manovella.

Lo acquistai negli anni ’60 quando i trapani elettrici erano già ben diffusi ma ancora grandi, ingombranti, e si doveva alimentarli con il cavo dalla rete. Non esistevano gli avvitatori o i piccoli trapani a batteria.

Quel semplice trapano a ingranaggi soddisfava egregiamente le esigenze più minute che inevitabilmente si presentavano nel bricolage casalingo. Anche adesso, senza rete elettrica e con le batterie scariche, le sue prestazioni risultano utili.

Lo spaccanoci in acciaio inox

E’ uno strumento che uso quasi quotidianamente. Lo costruì mio padre nell’officina dove lavorava ricavandolo da una verga di acciaio inox. Faceva parte di un “servizio” che comprendeva un lungo coltello e un mestolo semisferico da cucina, con cui, appena sposato, arricchì la scarsa dotazione casalinga durante la guerra. Il resto del “servizio” l’ho già consegnato al più grande dei miei figli che ne fa uso normalmente.

Mirco Rossi, divulgatore sui temi dell’energia, sottolinea le connessioni tra i pericoli e le esigenze che emergono dalle sue ricerche tecnico-scientifiche e i valori etico-sociali della sobrietà, oggi largamente soffocati dai guasti del consumismo. È membro del Comitato Scientifico di Aspo Italia (sezione di Aspo International – Association Study of Peak Oil and Gas) e del Comitato Scientifico del Centro Studi l’Uomo e l’Ambiente di Padova.

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