social museum

0 415

1974 – regalato a Elena.

1979 – passato a Andrea.

1989 – passato a Giovanna.

2002 – passato a Daniele.

2005 – passato a Luca.

2015 – in attesa di essere letto da un altro bambino in futuro.

0 452

Vai in vacanza in Puglia, compri un souvenir e già sai che stai commettendo un errore.

E’ kitch anche se al momento, nell’euforia della vacanza, non lo sembrava…

0 428

Ricevuta in eredità dalla zia di Mestre é un oggetto s t r e p i t o s o !!!

Probabilmente risale ai primi anni ‘70, Marelli è costituita da un corpo superiore che oltre a diffondere onde radio un po’ gracchianti, nella parte superiore contiene un giradischi che legge 45 giri, 33 ed anche 78 giri.

Poggia su un delizioso mobiletto con antina reclinabile che può contenere i dischi ed anche qualche bottiglia, nel caso si volesse sorseggiare del brandy mentre si ascolta piacevolmente della musica in compagnia di amici.

0 482

Prodotta probabilmente negli anni ’30, fu regalata a M. intorno al 1965 da una vicina di casa un po’ anziana,  che già l’aveva ricevuta in regalo dai suoi nonni.

Funziona ad alcool e durante le gite che M. faceva con la famiglia in campeggio in montagna o al mare è sempre stata guardata con molta curiosità da chi la notava scaracchiare caffè.

Sì perché scaracchiava proprio, sputazzava caffè qua e là e per riuscire a bere qualcosa era necessario avere delle tazze un po’ grandi che riuscissero a raccogliere i vari schizzi che prendevano le direzioni più improbabili.

Però è proprio carina, vero? Ora sopra la credenza della cucina di M. fa la sua bella figura, nonostante sia stata sostituita dalla più moderna caffettiera Bialetti, aiuta a ricordare alla famiglia quelle vacanze, quando i bimbi erano piccini e dopo pranzo era l’ora di accalappiare il caffè volante della Caffettiera Adele.

0 542

La vestaglia verde a quadri è  un regalo fatto a Sergio circa quindici anni fa, scartata e indossata dal Natale del 2000. Ogni mattina di quell’inverno la vestaglia lo ha tenuto caldo e poi … ops! Una macchia di caffè. Ma per fortuna c’è Maria, la moglie di Sergio, ed è subito lavatrice!
Sapone, lavaggio per capi delicati, avvio della lavatrice; l’acqua riempie il cestello, il lavaggio, il risciacquo, la centrifuga e, finalmente, pulita e profumata la vestaglia è stesa al sole.

Il giorno dopo Sergio la indossa ancora ma … la vestaglia si è ristretta! Maria! Cosa hai fatto?!?! Improvvisamente la vestaglia è di almeno tre taglie più piccola, invece di arrivare al polso, le maniche, a stento, coprono i gomiti; la vestaglia intera, invece che arrivare alle ginocchia, arriva giusto sotto al sedere. Niente più vestaglia per Sergio. È da buttare. Peccato. In realtà però adesso la vestaglia è esattamente della misura di Cristina, la più piccola della famiglia, sembra le cada a pennello. E allora la vestaglia può usarla lei e Sergio e Maria non dovranno buttarla via. Tanto anche Cristina, guardando il papà, iniziava a chiederne una.

Passano un po’ di anni, Cristina cresce, la vestaglia le fa compagnia ogni domenica mattina, quando, non dovendo correre a scuola, si alza pigramente e resta ancora un po’ in pigiama.  E la vestaglia, ormai, è piccola anche per lei, ma è non è necessario buttarla via; Cristina i è trasferita a Venezia, ha comprato una vestaglia nuova e la vecchia vestaglia marrone può sempre tornarle utile quando, per Natale, torna a casa dei suoi genitori.

Ma per la maggior parte dell’inverno la vestaglia non la usa nessuno, anche Cristina, questo Natale, non l’ha usata molto (la mamma le ha regalato un pigiama nuovo e caldissimo, non le serve una vestaglia!).
Eppure la vestaglia a quadri è ancora lì, calda, accogliente, ad aspettare qualcuno della misura giusta che la apprezzi per quello che è.

0 467

B. odiava andare all’asilo dalle suore. Ogni volta che suo padre lo accompagnava, B. gli si attaccava alla gamba pregandolo di restare un altro po’. Per alleviare un poco quei momenti di sofferenza, il padre qualche volta, passando in tabaccheria a comprare le sigarette prima di portare il figlio a scuola, gli acquistava una macchinina. Un bel giorno la suora, sorprendendolo a tavola con una di quelle macchinine, gliela sequestrò e la lanciò dalla finestra del refettorio. Le macchinine rappresentarono sempre per B. un piccolo rifugio, un mezzo per scappare, almeno con la fantasia, da quel luogo. Sembrò pertanto naturale alla madre di B. regalargli, molti anni dopo, per il conseguimento del diploma di maturità scientifica, una scatola piena di macchinine.

0 466

Salve, mi chiamo Veloriera, ovvero velo da sposa + zanzariera.

Sono nato nei lontani anni ’90 come velo da sposa per mano di due sarte molto speciali.

Usato addirittura per una doppia cerimonia, e non é da tutti essere indossati due volte, poi

come tutti i veli che si rispettino sono stato inscatolato con abito annesso nella casa della

mamma e ora nonna.

Dopo anni arrivò una nipotina, che quando andava a trovare i nonni si lamentava sempre che

di notte non si riusciva a dormire per via delle zanzare. La nonna che adora se ne inventa

sempre una, un mattino aprì la scatola e mi tirò fuori e con pazienza e amore mi sistemò sopra

il letto della nipotina, da quel giorno sono diventato una zanzariera per la gioia di nonna e

nipote che ora dormono tranquille nelle notti calde d’estate…ma senza zanzare.

0 519

Favole al telefono, un regalo del nonno alla mia bambina. Un libro che non ha età…che si tramanda da generazioni. Spero che la mia piccola, un giorno, quando diventerà madre, ricorderà di quel nonno un po’ buffo e occhialuto che le faceva tanti regali, le dava mille abbracci e che le leggeva queste magiche storie.

0 485
Ciao, sono un mangiadischi acquistato nel lontano '82 e ricordo ancora l'emozione che provò quel ragazzo nell'accendermi per la prima volta. Il suo primo disco fu "Ti amo" di Umberto Tozzi e Dio solo sa quante volte l'ho fatto girare. Adesso sono anziano e lavoro poco ma mi faccio sempre trovare pronto per qualsiasi necessità.

0 718

Se siano mai state usate sulla Luna nessuno potrà mai saperlo. Sono state acquistate al Mercatino Americano di Livorno nel 1982 … forse solo perchè assolutamente inutili, forse per la voglia di intraprendere un viaggio impossibile … chissà? Erano lì, in mezzo a mille prodotti militari americani di importazione.
Ma erano così belle che alla fine un modo per usarle è stato trovato. Erano gli anni ’80 e la moda si sa … era bizzarra.
Ecco trasformate le scarpe lunari in caldissimi doposci, con camera d’aria gonfiabile.

Seguici su: