spazi urbani

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Il Festival del Riuso  e del Baratto  animerà il bellissimo Parco Piraghetto a Mestre-VE  il 17 aprile prossimo in concomitanza con Corri in Via Piave, la corsa non competitiva di quartiere!
Ti invitiamo a partecipare, insieme ai tuoi bimbi, dalle 10.30 alle 18:00 per dare nuova vita a quello che non usi più!

Come funzionerà?
Potrai portare le cose che non usi più al Festival del Riuso dalle 10.00.
Gli oggetti verranno ritirati secondo il regolamento.
Verranno assegnati dei gettoni che potrai spendere per portare a casa altri oggetti.
Per partecipare ti basta compilare questo modulo.
Ti ricordiamo che prendiamo articoli in buono stato e funzionanti, perchè solo così diamo davvero nuova vita alle cose.
Passeremo una giornata insieme con tante attività, tra cui giochi e laboratori per bambini.

L’associazione culturale Viva Piraghetto,  in collaborazione con gli operatori del riuso Baby BazarMercatopoli e Leotron, ha fortemente voluto che il Festival arrivasse anche a Mestre, all’interno della programmazione primaverile de “Le città in festa” che da aprile a giugno animeranno tutto il territorio comunale, per passare una giornata insieme che sia divertente ma soprattutto educativa e per riqualificare una delle aree della nostra città.
Apertura manifestazione e registrazione dei partecipanti dalle ore 10.00 con consegna della merce Apertura degli scambi dalle 10.30
Chiusura dell’accoglienza alle merci 17.00 Chiusura dell’evento e fine degli scambi alle 18.00
Ritiro della merce per tramite di soggetti onlus operanti sul territorio con destinazione ad operazioni di beneficenza

Cosa aspetti? Scarica il modulo di partecipazione e prepara i tuoi oggetti!
Passaparola … più siamo più ci divertiamo!!!

Ti aspettiamo al Festival del Riuso e del baratto domenica 17 aprile dalle 10.00 alle 17 presso il parco Piraghetto. PASSAPAROLA!

 

 

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Ringraziamo Paolo Cacciari per averci inviato il suo approfondimento sul progetto temporiuso.net, un’associazione culturale per la promozione di progetti di riuso temporaneo di spazi in abbandono.

L’articolo pubblicato sul settimanale Left il 1 Maggio 2015 è di Paolo Cacciari.

Riuso temporaneo di immobili abbandonati

Disoccupazione e inutilizzazione del patrimonio immobiliare sono uno spreco, oltre che un insulto ai diritti fondamentali delle persone. Questo si sono detti qualche anno fa Isa, Andrea, Giulia, Samantha, Sofia, Tim, Valeria, giovani architetti di Milano che, sulla scorta di esempi internazionali e di una loro esperienza concreta nelle associazioni Citymind a Bruxelles e Ada Stecca, che gestisce il centro socio-culturale Stecca 3 nel quartiere Isola, hanno dato vita ad un progetto (www.temporiuso.org) per la promozione del riuso temporaneo di spazi dismessi in abbandono con tanto di pubblicazione di un manuale di istruzioni da mettere in pratica in 7 mosse (Temporiuso. Manuale per il riuso temporaneo di spazi in abbandono, in Italia. Altreconomia, 2014). Primo, mappare gli spazi abbandonati e sottoutilizzati. Solo a Milano si contano oggi 3.470.000 mq di cui oltre 1 milione di mq di scali ferroviari abbandonati, circa 50 cascine e capannoni agricoli in disuso, oltre 70 edifici vuoti in città, e le agenzie immobiliari lamentano che circa 885.000 mq di uffici risultano sfitti. Secondo, ascoltare le richieste e raccogliere le esigenze della popolazione del posto. Terzo, valutare, attraverso una progettazione partecipata, opportunità e risorse attivabili per il riutilizzo e la gestione. Quarto, proporre ai legittimi proprietari, pubblici e privati, uno scambio: una concessione temporanea in uso gratuita (solitamente da uno a tre anni rinnovabili) in cambio di una “presa in cura” dell’immobile. Quinto, indire un bando pubblico per l’assegnazione degli spazi premiando quelli più creativi di valore d’uso per le popolazioni della zona. Progetti legati al mondo della cultura e dell’associazionismo, ma anche vere start-up del coworking, dell’artigianato e piccola impresa, dell’accoglienza temporanea per studenti e turismo low cost, con contratti ad uso temporaneo a canone calmierato. Sesto, presentazione e start-up delle nuove attività. Settimo, loro inserimento in una rete cittadina in modo che le attività generate possano essere conosciute, confrontate, replicate. Tutti ci guadagnano: i proprietari che sottraggono i loro immobili al vandalismo e al deperimento in attesa di tempi migliori per i grandi investimenti, le comunità locali che bonificano luoghi degradati, le nuove imprese di giovani (e non) che trovano spazi autogestiti dove poter sviluppare i propri sogni collettivi. Per crederci basta andare a vedere il giardino temporaneo Lunetta (in attesa del parco promesso) inaugurato qualche giorno fa con opere autocostruite, giardini, orti didattici, mercatini del biologico, giochi per bambini e panchine.

paolo

 

 

 

Paolo Cacciari è giornalista, autore di vari scritti sulla decrescita. Da ultimo: “Vie di Fuga”, Marotta & Cafiero, 2014, Napoli.

 

 

 

 

 

 

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Ho iniziato a –letteralmente- contare quanti mercatini delle pulci ho incontrato, ultimamente, nei miei  viaggi in Europa ma anche solo in Italia.

Giusto per fare un elenco dell’ ultimo anno:

  • a Lisbona la Feira da Ladra

a Londra, poi, i mercatini vintage sono tantissimi (per citare alcuni dei più noti: il Portobello Road e il Brick Lane Market)

Insomma, ovunque andiamo, ultimamente, volenti o nolenti, incappiamo in un mercato dell’usato. Molti di questi luoghi sono storici, caratteristici delle città in cui si svolgono e prova, duratura, del valore che il riuso ha come pratica (e come salvatasche !).

I mercatini delle pulci sono luoghi antichi delle città, molto spesso considerati identitari e imprescindibili dalla vita stessa di un quartiere. Per questa ragione, e per il fondamentale valore economico dell’ economia dell’usato che oggi stiamo riscoprendo, i mercati storici dell’usato dovrebbero essere riconosciuti come identitari della cultura e della tradizione di un quartiere.

Naturalmente i dubbi che sorgevano, fino a poco tempo fa, su questi luoghi e che tendevano a farne spazi di margine, tra il legale e l’illegale, sono ancora diffusi. Non è raro soffermarsi tra le merci esposte e chiedersi da dove queste provengano. Eppure, in realtà, nonostante l’immaginazione che galoppa, va chiarito che quasi mai gli ambulanti che espongono nei mercatini delle pulci propongono merce di dubbia provenienza. Certo, considerata la legislazione in materia di rifiuti, preparazione al riutilizzo e mercato dell’usato, i venditori ambulanti si ritrovano, spesso, in zone grigie della legislazione.

Ma la diffusione di questi mercati tradizionali e il successo -come spazi economici e sociali- che essi hanno, dovrebbero essere una spinta in più, per le istituzioni, a chiarire norme e regole e a cercare soluzioni che rendano i mercati delle pulci una realtà più trasparente e meno “sommersa”. Al contrario i mercatini in conto vendita, di cui parlavamo qui, sono legalmente e fiscalmente regolati con norme precise, quelle relative alle attività di agenzie d’affari. Per questo motivo è garantita l’assoluta trasparenza e tracciabilità di ogni singolo articolo.

In ogni caso, quello che porterò sempre con me delle giornate perse a passeggiare per questi mercatini (oltre ad una meravigliosa giacca di pelle rossa pagata pochissimo!) è il ricordo delle folle che si incontrano, parlano, scambiano, vendono e comprano e, spesso, si raccontano le storie degli oggetti che passano di mano in mano.

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